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VISITA GUIDATA A SANTARCANGELO DI ROMAGNA


LA PORTA DEL SALE


I rinvenimenti archeologici nella vallata del Marecchia e nella valle dell’Uso datano all’età villanoviana i primi insediamenti. Contemporaneamente alla centuriazione del territorio riminese, negli ultimi decenni del III sec. a.C., fu disboscato e centuriato anche quello santarcangiolese, nei pressi del quale correva la via Emilia. Sorta presso una pieve di San Michele Arcangelo, fondazione paleocristiana del VI sec., già nel secolo XI risulta ubicata sul monte Giove e sottoposta al vescovo di Rimini. 
Sotto il Regno d’Italia ha mutato due volte la sua denominazione ufficiale: da Sant’Arcangelo in Sant’Arcangelo di Romagna (1863), poi in Santarcangelo di Romagna (1913). Il comune di Rimini ne assunse il possesso nella seconda metà del XIII sec. e lo detenne fino alla seconda metà del XIV, quando i pontefici vi instaurano un governo vicariale, che affidarono ai Malatesta; nel corso del Cinquecento passò da Cesare Borgia ai veneziani e, infine, ai Pallavicino. Scalzato per un breve periodo dalle armate francesi e poi ristabilitosi, il potere ecclesiastico cade definitivamente col risorgimento.

PROGRAMMA Visita con guida turistica:

PIAZZA GANGANELLI: L’arco fu eretto dai santarcangiolesi nel 1769, anno in cui il concittadino cardinale Lorenzo Ganganelli, fu eletto Papa col nome di Clemente XIV. Secondo una tradizione folcloristica, l'arco è oggi conosciuto come l'Arco dei Becchi o Arco dei cornuti. Difatti, durante la festa del patrono di Santarcangelo di Romagna, San Martino (11 novembre), vengono fissate delle corna sotto l'arco e, la tradizione dice che se passando sotto di esse queste si muovono, vuol dire che si è cornuti.

IPOGEI: Nella parte orientale del colle Giove di Santarcangelo di Romagna sono scavati nell'arenaria e nell'argilla circa 150 ipogei. Utilizzati in passato come depositi e cantine per la conservazione del Sangiovese ed anche, secondo gli studiosi, in un passato più lontano, come tombe etrusche, grotte paleocristiane e luoghi di culto. Durante la seconda guerra mondiale sono stati ottimi rifugi per gli abitanti della città e furono messi tutti in comunicazione.    

PORTA CERVESE: Risalente al XIV - XV sec., conosciuta anche come la Porta del Sale (dato che si immette sulla via che in passato collegava Santarcangelo con la città salinara di Cervia), unico accesso rimasto della seconda cinta muraria che proteggeva la città voluta dalla famiglia Malatesta.

PALAZZO CENCIS SEDE DEL MUSAS, MUSEO STORICO ARCHEOLOGICO (ESTERNO): Situato all'interno del seicentesco Palazzo Cenci, custodisce il patrimonio archeologico e artistico della città. 

PORTA DEL CAMPANONE VECCHIO: Risalente al XI – XII sec., costituisce il più antico accesso della prima fortificazione costruita sul colle Giove. Un tempo era sormontata da una torre campanaria, ma nel 1880 circa la popolazione, dato che considerava la torre fatiscente, decise di abbatterla. Oggi sono ancora visibili i resti della prima cinta muraria in prossimità della porta.

MUSEO DEL BOTTONE: Il museo ospita una collezione di 8500 bottoni divisa in tre sezioni (la storia del 1900 - i bottoni del 1700-1800 - le curiosità dal mondo). Il Museo è il primo e l' unico in Italia: la sua caratteristica è che la storia sociale, politica, culturale e di costume è raccontata dai bottoni. Quando succedono degli avvenimenti particolare dalla strada, sulla strada che colpiscono la maggioranza della gente, qualche stilista mette su questo avvenimento una simbologia su un bottone, che diventa la pietra miliare della nostra storia e testimone di quell'avvenimento.     

CAMPANONE: Situato nel cuore del borgo medievale di Santarcangelo di Romagna è, insieme all'Arco di Papa Clemente XIV, il monumento più identificativo della città. Costruito nel 1893, alto 25 metri, in stile neogotico con merlatura in alto e coronato dall'immagine di San Michele Arcangelo in ferro battuto a mano indicante la direzione del vento.

LA ROCCA MALATESTIANA DI SANTARCANGELO DI ROMAGNA: Risale al 1386. Costruita su ruderi romani, nacque per consentire un controllo del territorio con funzioni strategiche e militari, nei secoli però fu trasformata in residenza signorile. A partire dalla prima metà del XIII secolo, tra alterne vicende connesse alla lotta fra Guelfi e Ghibellini, il dominio su Sant’Arcangelo passò gradualmente ai Malatesta: il dantesco “Mastin vecchio” presidiò per breve tempo il castello in occasione del suo passaggio a capo della parte guelfa, e nel 1288 il figlio Gianciotto lo sottrasse per poco più di un anno al comune di Rimini. Quest’ultima circostanza ha indotto alcuni studiosi ad ambientare tra le mura della Rocca il famoso racconto dantesco di Paolo e Francesca.   

MANGANO: In una delle botteghe più antiche della Romagna, situata nel cuore della città vi è la Stamperia Marchi. All’interno si conserva l’intero patrimonio decorativo del territorio, tuttora visibile nelle tele stampate a mano. Vi è custodito, sin dal 1633, un antico Mangano, macchina che produce forza, unico al mondo ancora utilizzato per la stiratura degli antichi tessuti di canapa e cotone. La tela “manganata” viene decorata, utilizzando stampi in legno di pero intagliati a mano. Il colore, in origine era ottenuto solo dalla ruggine del ferro, oggi anche da minerali rossi, blu e verdi.

PIEVE: Databile al VI secolo, la Pieve di S. Michele fu costruita in mattoni ora a vista con una struttura ad aula unica. Lungo i muri numerose aperture tamponate rivelano la storia complessa di un luogo di culto per lungo tempo al centro di un vivo interesse; all’interno sono conservati frammenti provenienti da scavi e testimonianza delle vicende dell’edificio. Visse un periodo di splendore intorno all’XI secolo, quando fu eretto il campanile in facciata; fu restaurata nel 1912.
 
 
 



 
 
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